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Esclamazione di disappunto, appropriata per
sottolineare l'inutilità di un evento lungamente atteso ma
tardivamente verificatosi.
L'origine risalirebbe (con tutte le riserve del caso) alla seguente
storia.
Un gruppo di musicanti pietramelaresi, in trasferta in un paese
circonvicino, rientra a tarda sera
percorrendo scorciatoie di campagna. Il tempo è inclemente, e i
malcapitati si affrettano sotto una tempesta di acqua, lampi e tuoni.
Giungono così al guado di un rivo, ingrossato dalla pioggia, e ad
uno ad uno passano sull'altra sponda con l'aiuto di alcuni sassi
emergenti, provvidenzialmente illuminati di tanto in tanto dai
frequenti fulmini. Al suo turno, uno dei musici inizia la
traversata, giunge a metà del guado e attende con pazienza il lampo
successivo per individuare il prossimo sasso; ma il lampo tarda ad
arrivare, mentre la pioggia cade insistente e i compagni già passati
lo incitano a proseguire. L'attesa si prolunga inopinatamente, tanto
che alla fine il musico perde la pazienza e tenta il salto fino al
sasso che gli sembra di intravedere nella quasi totale oscurità.
Purtroppo il tentativo fallisce e, manco a dirlo, nel preciso istante in
cui lo sfortunato saltatore finisce miseramente in acqua, uno
splendido lampo rischiara tutta la scena. Al che sulle labbra del
malcapitato affiora spontanea l'espressione in argomento. |